Sartiglia

Storia della sartiglia

La sartiglia è una giostra equestre che si svolge ad Oristano nel periodo di carnevale. Di origini medioevali, questa giostra si è tramandata fino ai giorni nostri mantenendo puro ed intatto il suo rituale avvolto in un fascino misterioso. Si dice che siano stati i Crociati ad averla introdotta in Occidente, fra il 1118 e il 1200 insieme alla Quintana di Foligno ed alla corsa del Saracino di Arezzo. I Crociati, a loro volta, appresero dai Saraceni questi giochi militari che venivano utilizzati per addestrare le giovani milizie.

Alcuni storici hanno sostenuto che il gioco dell'anello consistesse nel sospendere, al centro di un determinato percorso, un anello "all'altezza di un uomo a cavallo" che il cavaliere doveva infilzare con la lancia o con la spada. Tali giochi ebbero un'ampia diffusione in Spagna dove imperversava la competizione con i cavalieri moreschi. Ed è proprio in questa forma che la sortija venne importata in Sardegna dalla Spagna, dove prima degli Spagnoli la praticarono i Mori.

Dopo che la lancia cadde in disuso per l'invenzione della polvere da sparo il gioco dell'anello e della Quintana vennero chiamati giuochi d'armi cortesi e dal quel momento in poi la sartiglia assunse un carattere meramente folcloristico, trasformata quasi completamente nella sua forma originaria, evoluta con innumerevoli diversità, intrisa di rituali pagani e religiosi, a tal punto che si deve parlare di due eventi radicalmente diversi.

I legami tra la Corte d'Arborea e la Corte Aragonese permisero che i Giudici d'Arborea ricevessero educazione presso la Corte d'Aragona e di conseguenza introdussero il gioco equestre nella città giudicale. Non si ha una data certa sull'inizio di questa giostra equestre, tuttavia fonti storiche autorevoli fanno risalire la presenza della sartiglia ad Oristano intorno alla metà del secolo XIII°.

Sucessivamente alla sconfitta di Macomer, avvenuta nel 1478, gli Aragonesi occuparono la città di Oristano. A testimoniare la provenienza spagnola è lo stesso nome sartiglia che deriva dal castigliano sortija, provveniente dal latino sorticula (anello), ma anche diminutivo di sors (fortuna).

Durante il Carnevale erano frequenti risse sanguinose fra i soldati Aragonesi e i cavalieri locali per dare sfogo all'odio nutrito nei confronti degli Aragonesi dominatori. La sartiglia riuscì a trasformare questa competizione astiosa in una sfida per dimostrare le proprie abilità nella giostra. Ciò convinse il canonico Giovanni Dessì ad istituire, nel XVI° secolo, un legato a favore del gremio dei contadini col quale concesse un fondo agricolo chiamato, in seguito, cungiau de sa sartiglia, il cui ricavato dalle coltivazioni sarebbe dovuto servire a sostenere le spese per la realizzazione della sartiglia affinchè potesse essere perpetrata nel tempo.

Da allora venne assunto l'impegno di far svolgere la sartiglia nell'ultima domenica di carnevale dal gremio dei contadini, mentre per il martedì l'impegno venne assunto, tempo dopo, dal gremio dei falegnami, con risorse proprie.

Gremio dei contadini

Del gremio dei contadini si sa ben poco, il gremio possiede alcuni documenti che attestano la sua esistenza nel 1700, e libri di verbali riguardanti la nomina dei presidenti, Oberaius Majoris, che partono dalla seconda metà del 1800. Il gremio dei contadini è quello deputato all'organizzazione della sartiglia della domenica di carnevale ed ha come colore societario il rosso. Sicuramente è il gremio più antico che esiste oggi ed è infarcito di rituali, usanze e cerimoniali fastosi e affascinanti, fra i quali quello relativo alla nomina del presidente del gremio, che avviene ogni anno in occasione della ricorrenza della festa del santo patrono, san Giovanni Battista, il 24 giugno.

Gremio dei falegnami

Il gremio dei falegnami nacque sotto la bandiera dei santi patroni e protettori Giuseppe e Luca ed era composto da tutti coloro che in qualche modo avevano a che fare con la lavorazione del legno: carrai, tornitori, intagliatori, chitarrai, costruttori di barche e molini, e tutti gli altri lavoratori che venivano definiti artieri del legno. Il gremio dei falegnami si riunisce nella propria sede situata all'ingresso della via Eleonora, nei pressi del Duomo, per svolgere le riunioni di comitato per la gestione delle proprie attività. Il gremio dei falegnami è quello deputato all'organizzazione della sartiglia del martedì di carnevale ed ha come colori societari il rosa ed il celeste. Il presidente del gremio, Majorali, viene eletto ogni anno in occasione della festa del santo patrono, san Giuseppe, il 19 marzo.

Componidori

Figura centrale della sartiglia, tipica militare rappresentata anche nella sortija spagnola, è il componidori, derivato dallo spagnolo componedor, che ne assume la direzione sulla base di regole fisse che richiamano l'antico mondo militare, cavalleresco e nobile del passato. Tutta la giostra riproduce la mentalità di quel mondo, e sino alla metà del secolo scorso, il componidori veniva scelto tra i nobili.

L'investitura ufficiale dei "componidoris" viene celebrata il 2 febbraio, nel giorno della festività della Candelora. In questa occasione le donne del gremio, le massaias, erano solite portare in chiesa una coppia di tortore e di colombi e, durante la santa messa, venivano benedetti dei ceri offerti dai gremi. Il cero più appariscente, decorato con nastri e fiori, era riservato al futuro componidori.

Bando

Dai tempi antichi si usava l'abitudine di annunciare alla popolazione il verificarsi delle manifestazioni importanti, oltre che per le comunicazioni importanti del Regnante di una città. Non fa eccezione anche la sartiglia che viene ancora oggi annunciata alla popolazione secondo le antiche tradizioni. A mezza mattina dei giorni in cui si svolge la sartiglia, il banditore si reca nelle piazze principali del centro storico di Oristano e annucia, in sardo antico, il bando alla popolazione.

Vestizione

La vestizione è un rito solenne con il quale colui che dovrà guidare la giostra assumerà i connotati del componidori. La cerimonia un tempo si svolgeva presso la casa del Presidente del gremio ma oggi, per motivi di spazio, si consuma presso la sede del gremio dei contadini in via Aristana e presso una sede variabile di anno in anno per il gremio dei falegnami poichè la loro sede è troppo piccola. Il giorno della cerimonia il capo-corsa si presenta al rito con addosso un paio di calzoni corti aderenti di pelle color miele e gli stivaloni da cavallerizzo, che anticamente dovevano essere i borzacchinos.

Nella sala teatro della cerimonia viene sistemato un ampio tavolo, la mesitta, cosparso di fiori e chicchi di grano, sul quale, seduto su una sedia, il cavaliere verrà vestito del rimanente abbigliamento da due ragazze in antico costume sardo, le massaieddas, sotto la guida sapiente di una donna esperta, la massaia manna, mentre suonano i tamburi e squillano le trombe in un'atmosfera intrisa di una forte emozione.

L'abito nei secoli ha subìto numerose trasformazioni. Quello che viene utilizzato attualmente ricorda il vestito dell'agricoltore campidanese del ’700. È composto dal coietto, ossia un giaccone di pelle scamosciata senza maniche dello stesso colore dei calzoni, color miele, arricchito da fermagli d'argento che lo chiudono e che viene stretto ai fianchi da un cinturone di pelle fissato da una fibia d'argento.

Sotto il coietto risaltano le maniche della camicia di lino bianco, impreziosita da sbuffi e merletti, che ricordano l'antico costume del ’600. Le maniche sono strette all'altezza del gomito da fiocchi di seta che riportano i colori sociali dei gremi di appartenenza, ovvero di colore rosso per il gremio dei contadini e di colore celeste e rosa per il gremio dei falegnami.

Sucessivamente vengono fissate nel volto due fasce di stoffa una che passa sotto il mento e cucita sopra il capo e una che passa sulla fronte e cucita sulla nuca sulle quali viene cucito un velo bianco, finemente ricamato, la maschera dall'aspetto androgino e sopra un cappello a cilindro nero. Questo è il momento più solenne della cerimonia. Sotto il rullare dei tamburi e gli squilli assordanti delle trombe, l'uomo sta per assumere l'aspetto di un semi-dio, che non potrà mettere i piedi in terra fino a quando non dismetterà gli abiti che ha appena indossato, poichè in tal caso annullerebbe la sua sacralità.

Viene fatto avvicinare il cavallo accanto al tavolo dove si trova il componidori che, una volta in groppa, riceve dal presidente del gremio la pippia de maju, una sorta di scettro composto da un fascio di pervinca con alle estremità due grossi mazzi di viole mammole che muove a forma di croce sui presenti in segno di benedizione. Irrompe, solenne, l'augurio de "sa massaia manna" che invoca l'aiuto del santo protettore, santu Giuanni t'assistada, per il gremio dei contadini e santu Giuseppi ti salvidi, per il gremio dei falegnami.

Corteo

Al termine della cerimonia della vestizione, nella sala cala un silenzio tombale per non spaventare il cavallo. Il componidori esce, supino sul cavallo, agitando in segno di croce la pippia 'e maju per benedire la folla. Appena uscito all'esterno, subito gli si affiancano i suoi compagni di pariglia e dietro di loro si radunano, a pariglie di tre, tutti gli altri cavalieri. Si compone così il corteo che dovrà raggiungere la via Duomo per l'inizio della giostra. La sfilata si apre con una lunga schiera di figuranti vestiti in costume sardo e di foggia spagnola.

Dietro di loro, segue il gruppo dei tamburini e trombettieri che cadenzano il ritmo del passo di strada, intervallato dagli squilli vibranti delle trombe. Precedono il Presidente del gremio, Oberaju Majore per il gremio dei contadini o Majorali per il gremio dei falegnami, affiancato da tutti i membri del gremio che portano le spade, lo stocco e la stella. Subito appresso il componidori affiancato dai suoi aiutanti, alla sua destra dal segundu cumponi e alla sua sinistra dal terzu cumponi. Seguono dietro di loro tutti gli altri cavalieri.

Cavalieri

Il numero massimo di cavalieri ammessi a partecipare alla sartiglia è di 120. Se il numero dei cavalieri iscritti eccede tale numero, viene organizzata una selezione in cui tutti i pretendenti si esibiscono in corse a pariglie con evoluzioni sul cavallo. Le esibizioni vengono giudicate da una giuria che determina l'idoneità per poter partecipare alla sartiglia e la graduatoria di merito che si riflette sulla posizione da occupare nella composizione del corteo.

Scuderie

Per i cavalieri la sartiglia inizia nella propria scuderia, laddove si provano le prime emozioni della giornata e si conoscono tante piccole cose che fanno grande la sartiglia. La scuderia è il cuore della sartiglia, il luogo dove si consuma una lunga e laboriosa procedura per bardare il cavallo a cui vengono applicate le tradizionali sfarzose rosette preparate con cura e maestrìa da persone specializzate. Una "bardatura" completa richiede almeno sessanta rosette alla cui realizzazione concorrono parenti e amici del cavaliere che, con grande impegno ed immensa pazienza, cercano di renderle il più possibile ricche e preziose.

Corsa alla stella

La corsa alla stella è la parte più importante della giostra. Si svolge nel sagrato della cattedrale. La giostra ha inizio con la cerimonia dell'incrocio delle spade che viene effettuata tra il "componidori", e il "segundu cumponi". Incontrandosi sotto il nastro da dove pende la stella incrociano le spade per tre volte con un evidente valore propiziatorio. Fino alla metà del secolo scorso, si legge nel libro "Storia di Oristano" di Goffredo Casalis, l'incrocio delle spade avveniva con una sfrenata corsa al galoppo, mentre oggi si svolge portando i cavalli al passo.

Dopo l'incrocio delle spade, il componidori da inizio alla giostra vera e propria tentando di infilzare la stella correndo al galoppo sfrenato con il suo destriero, con il braccio teso, spada in pugno sfida la sorte. Sucessivamente alla sua prestazione, il componidori concede la spada ad altri cavalieri in segno di fiducia per poter manifestare tutta la loro bravura. Quando il capo-corsa decide di non consegnare le spade ad altri cavalieri, tenta nuovamente di infilzare la stella con lo stocco, una sorta di lancia di legno appuntita.

La sartiglia termina con l'arremada. Al galloppo sfrenato il componidori benedice la folla mimando il segno della croce con la "pippia 'e maju", con la schiena riversa completamente sulla groppa del cavallo. L'origine etimologica del termine arremada deriva dal verbo sardo antico arrimai che significa sdraiarsi, in questo caso sul dorso del cavallo.

L'esibizione più spettaccolare mai eseguita nella storia della sartiglia è stata realizzata dal valoroso cavaliere Furio Tocco nel 2008, componidori per il gremio dei falegnami. Una remada unica, eccezzionale, di impareggiabile valore, coraggio e abilità. Il cavaliere ha percorso tutta la via Duomo, fino oltre la pericolosa curva di san Francesco, in una corsa velocissima con la schiena completamente riversa sul dorso del cavallo. Mai nessuno ha eseguito un numero con una tale perfezione.

Corsa a pariglie

Terminata la corsa alla stella in via Duomo, il corteo si ricompone e si avvia verso la Via Mazzini dove si svolgeranno le corse a pariglia. Tutti i cavalieri, tranne la pariglia del "componidori", si esibiscono in spericolate acrobazie equestri dove manifestano tutta la loro abilità e coraggio, effettuando figure acrobatiche in piedi sulla groppa dei loro cavalli lanciati in uno sfrenato galoppo. La corsa a pariglie è la parte più spettacolare della giostra ove si nota la simbiosi uomo-cavallo e dove la sacralità della sartiglia viene sostituita dal coraggio e dalla bravura individuale.

Svestizione

Terminata la corsa a pariglie, il corteo si ricompone e, con la benedizione della folla, il "componidori" si avvia verso la sede del gremio, sempre a cavallo, si approssima al tavolo dove precedentemente è stato vestito, scende dalla sella tra gli auguri e le congratulazioni dei presenti per la cerimonia della svestizione.

Anche quì gli abiti vengono dismessi ad opera delle "massaieddas" sempre sotto lo scandire di squilli vibranti di trombe e ritmi portentosi dei tamburi. Rimossa la maschera si scopre il volto dell'uomo pieno di soddisfazione e di gioia per essere stato chiamato dalla sorte a rivivere un momento della storia e delle tradizioni oristanesi.

Il rito della svestizione, ricorda moltissimo le tradizioni nei tornei medioevali, dove il vincitore del torneo veniva accolto dal principe, con tutti i partecipanti alla competizione e dagli invitati, sedendo al posto d'onore dove veniva servito dalle dame e damigelle, e i menestrelli ne cantavano le lodi. Cerimonia pressochè identica a quella riservata al "componidori" quando viene servito e riverito al gran cenone offerto dai gremi organizzatori, cui partecipano anche tutti i cavalieri e il gruppo dei tamburini e trombettieri.

Bottiglie e fiaschi di vernaccia, corbule di zippole attraversano le mani di tutti i presenti e la grande festa ha inizio e perdurerà per tutta la notte che si conclude con il tradizionale augurio per la prossima sartiglia: "ad atrus annus mellus".